Rififi (Du Rififi chez les hommes)

Titolo: Rififi

Titolo originale: Du Rififi chez les hommes

Regista: Jules Dassin

Principali attori: J. Servais, C. Mohner, R. Manuel, J. Dassin

Anno: 1955

Paese: Francia

Rififi

Rififi

Nel cinema, sotto sotto, la storia non è poi fondamentale. O meglio: lo è soltanto laddove il regista non riesca a comunicare che attraverso di essa, il che certamente non accade nel caso di Rififi.

È l’intero pacchetto montaggio-fotografia-apparato sonoro, che in fondo è ciò che fa sì che il cinema non sia mera tecnica ma vera arte, a eccellere. Non che la storia sia irrilevante, beninteso: tratta da un romanzo noir di A. Le Breton del 1953, è messa al servizio dell’arte di Dassin ma mai a essa piegata.

Rififi

Rififi

Rififi è il miglior noir non americano mai girato. Secondo François Truffaut il miglior noir e basta. E poi, se il film è autenticamente francese, è anche vero che il suo regista è a stelle e strisce, all’epoca ostracizzato di fresco dal Grande Paese nel contesto della caccia alle streghe lanciata dal senatore McCarthy (il cosiddetto maccartismo).

Opera cardine nel ridefinire il concetto di noir dopo M (Lang, 1931) e i capolavori hollywoodiani La fiamma del peccato e Viale del tramonto (Wilder, 1944 e 1950), influì profondamente sulle successive elaborazioni del genere, da Rapina a mano armata (Kubrick, 1956) a Frank Costello faccia d’angelo (Melville, 1967). Persino I soliti ignoti (Monicelli, 1958), che non è certo un noir, sembra debitore verso Rififi, e la scena della rapina fa pensare all’ultimo, bellissimo film di Becker, Il buco (1960).

Rififi

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Proprio la scena della rapina, posta al cuore del film e della durata di oltre mezz’ora, riesce a esprimere una notevole tensione seguendo nel silenzio pressoché totale i protagonisti, laboriosamente intenti a penetrare nella banca e a scassinarne la cassaforte.

Una nota stonata: l’italiano a dir poco ridicolo parlato da due dei personaggi più importanti. Così tanto ridicolo da essere involontariamente divertente, per noi spettatori dello stivale. Forse soltanto la parlata del Rizzo/Dustin Hoffman di Un uomo da marciapiede (Schlesinger, 1969), che dovrebbe essere italiano ma si presenta come “Risou” (e redarguisce quelli che lo chiamano “Raetzo”!), è più patetica.

Rififi

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Un altro brutto neo di un film comunque prezioso sta nel comportamento del personaggio di César, peraltro interpretato non certo male dallo stesso Dassin, che per l’occasione rispolverò i suoi passati da attore di teatro yiddish. Al di là del fatto che dovrebbe chiamarsi Cesare, visto che non spiccica una parola una di francese (esprimendosi invece in una sorta di italiano da straniero un po’ tonto, tutto gesticolante e con qualche immancabile espressione similnapoletana: la fiera degli stereotipi), quello che fa dopo la rapina è la classica insensatezza della serie “soltanto

Rififi

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nei film”: andare a passare una nottata in piacevole compagnia, lasciando come compenso alla sua bella nientedimeno che un diamante grosso come una noce del valore di qualche milione di franchi (ma quando mai…), senza contare che i nostri il bottino non se lo erano ancora diviso e nonostante tutte le raccomandazioni. La pulzella, naturalmente in combutta con la banda rivale, non ci vuole molto per indovinare che cosa faccia.

Ma la bellezza di Rififi soverchia anche questo.

 
1)   Interesse dell’argomento trattato: soggetto 8
2)   Originalità 8
3)   Profondità d’analisi della storia narrata e chiarezza 8
4)   Sceneggiatura 7
5)   Ritmo, equilibrio costruttivo, iteratività 9
6)   Montaggio e regia 8
7)   Fotografia 9
8)   Colonna sonora e effetti 8
9)   Attori: interpretazione 7
10)   Grado di apprezzamento collettivo 8
11)   Forza di coinvolgimento 8
12)   Capacità di suscitare emozioni e/o riflessioni 8

La pagina di Rififi su IMDb è disponibile al link http://www.imdb.com/title/tt0048021/

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