I racconti della luna pallida d’agosto (Ugetsu monogatari)

Titolo: I racconti della luna pallida d’agosto

Titolo originale: Ugetsu monogatari

Regista: Kenji Mizoguchi

Principali attori: M. Mori, M. Kyo, K. Tanaka

Anno: 1953

Paese: Giappone

I racconti della luna pallida d'agosto

I racconti della luna pallida d’agosto

La più bella fiaba mai portata sul grande schermo, I racconti della luna pallida d’agosto, oltre a essere considerato il capolavoro di Mizoguchi (alla pari con L’intendente Sansho) rappresenta temporalmente il secondo grande successo del cinema nipponico presso critici e platee occidentali, tre anni dopo Rashomon (Kurosawa, 1950).

I racconti della luna pallida d'agosto

I racconti della luna pallida d’agosto

I racconti della luna pallida d’agosto non è solo una storia pervasa da un’atmosfera fiabesca, è una fiaba vera e propria. Con un messaggio chiaro e semplice, come tutte le fiabe che si rispettino. Ma anche affascinante come non proprio tutte, se chi vi assiste è già un po’ cresciutello.

Realtà e illusione si intrecciano ma non si confondono, in parallelo a un registro che è onirico e realistico insieme. La scena di forse maggior fascino visivo è quella della barca nella nebbia. A me ha ricordato l’incantevole Aurora (Murnau, 1927), che tra l’altro condivide con il film di Mizoguchi anche il motivo dell’abbandono della moglie.

I racconti della luna pallida d'agosto

I racconti della luna pallida d’agosto

Dal punto di vista della realizzazione tecnica, invece, I racconti della luna pallida d’agosto in particolare e i lavori del suo regista in generale mi fanno pensare ai film di Max Ophuls. Similmente a come avviene nei capolavori di questi, infatti, la telecamera tende a muoversi se non proprio a passo di valzer, autentico signum identificationis del regista alsaziano, di certo in meravigliosa fluidità. A più riprese la macchina è posta a 3-4 metri dal suolo, in modo da inquadrare un campo lungo; poi, lentamente, la vediamo abbassarsi, avvicinandosi alle figure umane e seguendole.

I racconti della luna pallida d'agosto

I racconti della luna pallida d’agosto

Come nei film di Ozu e in alcune opere minimaliste successive come Jeanne Dielman, 23 quai du Commerce, 1080 Bruxelles (Akerman, 1975), gli stacchi della macchina da presa sono piuttosto infrequenti. Nelle opere di Ozu, però, la camera è quasi invariabilmente fissa, mentre in Mizoguchi accompagna poeticamente i movimenti dei personaggi. In un caso, addirittura, non c’è stacco tra due scene ben distinte: la ripresa scorre dai personaggi a un prato erboso, lo percorre per un breve tratto, e quando si rialza inquadra una scena differente.

I racconti della luna pallida d'agosto

I racconti della luna pallida d’agosto

Davvero suggestivo, in ultimo, l’accompagnamento musicale, molto ritmato ma mai invadente.

 

I racconti della luna pallida d'agosto

I racconti della luna pallida d’agosto

1)       Interesse dell’argomento trattato: soggetto 8
2)       Originalità 8
3)       Profondità d’analisi della storia narrata e chiarezza 8
4)       Sceneggiatura 9
5)       Ritmo, equilibrio costruttivo, iteratività 8
6)       Montaggio e regia 9
7)       Fotografia 8
8)       Colonna sonora e effetti 8
9)       Attori: interpretazione 7
10)   Grado di apprezzamento collettivo 9
11)   Forza di coinvolgimento 8
12)   Capacità di suscitare emozioni e/o riflessioni 8

La pagina di I racconti della luna pallida d’agosto su IMDb è disponibile al link http://www.imdb.com/title/tt0046478/

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