Lenny

Titolo: Lenny

Regista: Bob Fosse

Principali attori: D. Hoffman, V. Perrine

Anno: 1974

Paese: USA

Lenny

Lenny

Prima di vedere Lenny avevo un’idea un po’ sbagliata di Dustin Hoffman. Pur apprezzandone le qualità di attore (ci mancherebbe!), ritenevo che parte del suo successo, che prende avvio con Il laureato (Nichols, 1967) e si sviluppa impetuosamente in breve tempo (Un uomo da marciapiede, 1969; Piccolo grande uomo, 1970; Cane di paglia, 1971), fosse da attribuire alla capacità di dare un volto e una voce a personaggi di cui gli Stati Uniti sentivano la mancanza, ovvero, se vogliamo, di aver saputo cogliere lo spirito dei tempi. Non era una critica, ma in parte limitava l’apprezzamento dell’attore in quanto attore e basta. Guardando Lenny, però, mi sono dovuto ricredere di fronte a una performance di intensità e bravura rare, capace di tenere insieme con tale maestria i registri comico e drammatico da lasciare senza fiato.

Lenny

Lenny

Il regista Bob Fosse, come nel suo precedente successo Cabaret (1972), è particolarmente abile nell’impiego delle musiche. Per il resto, invece, Lenny si dimostra tecnicamente superiore a Cabaret, quantomeno a mio avviso. A partire dalla scelta del bianco e nero, che non può che essere considerata molto felice visti gli esiti pregevoli della fotografia (specie in interni e primissimi piani).

Lenny

Lenny

La storia è quella (vera) di Lenny Bruce (Hoffman), comico di successo che tra anni cinquanta e sessanta propose al pubblico americano una comicità nuova, fatta di forte impegno e di un linguaggio considerato all’epoca osceno. Il successo, ma soprattutto i problemi giudiziari causati dalle tematiche affrontate e dal modo di “discuterle”, inaccettabili per una certa America conservatrice, provocano comportamenti sempre più sregolati in Lenny, dai litigi con la moglie ex-spogliarellista  (Perrine) all’abuso di droghe che lo porterà alla morte. E in conclusione aleggia una domanda: si è ucciso o l’hanno ucciso?

Lenny

Lenny

Lenny è costruito come un finto documentario (un po’ come Zelig – Allen, 1983 – tanto per capirci) in cui si alternano i frizzanti spettacoli di Lenny Bruce (Kravitz all’anagrafe), le (finte) interviste alle persone che gli erano vicine dopo la sua morte e l’ultima fase della sua carriera all’insegna di eccessi e processi.

 
1)       Interesse dell’argomento trattato: soggetto 7
2)       Originalità 7
3)       Profondità d’analisi della storia narrata e chiarezza 7
4)       Sceneggiatura 7
5)       Ritmo, equilibrio costruttivo, iteratività 8
6)       Montaggio e regia 8
7)       Fotografia 8
8)       Colonna sonora e effetti 8
9)       Attori: interpretazione 9
10)   Grado di apprezzamento collettivo 7
11)   Forza di coinvolgimento 6
12)   Capacità di suscitare emozioni e/o riflessioni 6

La pagina di Lenny su IMDb è disponibile al link http://www.imdb.com/title/tt0071746/

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