Arancia meccanica (A Clockwork Orange)

Titolo: Arancia meccanica

Titolo originale: A Clockwork Orange

Regista: Stanley Kubrick

Principali attori: M. McDowell, P. Magee, M. Bates

Anno: 1971

Paese: Regno Unito

Arancia meccanica

Arancia meccanica

(Neppure) il Sole travalicherà le misure (i limiti, le proporzioni, le regole), altrimenti le Erinni, protettrici di Giustizia, lo troveranno e lo arresteranno (Eraclito, fr. 94 B DK).

Non conoscere Arancia meccanica, almeno per sentito dire: quasi impossibile. Forse il film di Kubrick più apprezzato dalle platee dei cinque continenti, oggetto di un dibattito lontano dalla conclusione, opera d’arte che più di ogni altra ha influenzato il modo di vivere, di comportarsi e di pensare delle persone (ma anche i loro gusti: ha per esempio segnato una rinascenza dell’interesse per la musica classica), che ha dato forma a una neolingua orwelliana, Arancia meccanica è una lucida, profonda, apocalittica indagine sulla natura della violenza e del potere.

Arancia meccanica

Arancia meccanica

Violenza e potere, violenza è potere. Ma anche, e soprattutto, potere è violenza. E non finisce qui. In Arancia meccanica noi spettatori seguiamo voyeuristicamente le gesta di Alex (McDowell) e dei drughi, siamo ammaliati dal canto sirenico del sangue e della violenza sessuale. Anche se li rifiutiamo razionalmente, ne assaporiamo voluttuosamente il gusto, in un’esaltazione simile, se vogliamo, a quella che proviamo accompagnando la squadra del tenente colonnello Kilgore alla distruzione di un villaggio vietnamita sull’onda della Cavalcata delle Valchirie (Apocalypse Now, Coppola 1979).

Arancia meccanica

Arancia meccanica

Noi vediamo con gli occhi di Alex, ascoltiamo con le sue orecchie. Per mostrare il punto di vista di Alex, che è anche (ebbene sì) il nostro, Kubrick fa un ampio utilizzo del grandangolo, capace di far risaltare gli elementi in primo piano rendendo gli altri oggetti dipendenti da questi (oltre che di accrescere il senso di profondità). Siamo complici del mostro.

Geniale e celeberrimo l’utilizzo delle musiche. Non solo la strafamosa Nona sinfonia di Beethoven (in particolare il secondo movimento, appositamente sintetizzato, e, del quarto, l’Inno alla gioia), ma anche Rossini (Ouverture del Guglielmo Tell e della Gazza ladra; quest’ultima, caratterizzata da un vivace ritmo di valzer, per le scene di violenza di Alex e dei suoi drughi), Purcell (The Funeral March of Queen Mary), Rimskij-Korsakov (Sheherazade). Per non dir nulla della formidabile intuizione di mettere in bocca a Alex lo spensierato motivetto Singin’ in the Rain nella scena dello stupro: va da sé che soltanto Kubrick poteva giungere a tanto (farà qualcosa di simile molti anni più tardi, inserendo la Marcia di Topolino nel finale di Full Metal Jacket).

Arancia meccanica

Arancia meccanica

Qualche parola è doveroso spenderla anche sul montaggio. Mai come in Arancia meccanica Kubrick sembra divertirsi a sorprendere lo spettatore. Perciò ecco scene accelerate al massimo (il fumettistico ménage à trois accompagnato dall’altrettanto accelerato Guglielmo Tell), rallentate a dismisura (il regolamento di conti tra Alex e i drughi, nell’immagine in alto), carrellate mozzafiato (come quella che apre il film, di cui vedete un fotogramma qui in basso).

Arancia meccanica

Arancia meccanica

Credo che il film possa essere diviso in tre parti: le avventure dei drughi (il delitto), carcere e rieducazione (la pena), il ritorno di Alex (il castigo). La seconda parte funge da collante tra la prima e la terza, simmetriche, ovvero uguali per intensità ma opposte di segno. Il vero castigo, a mio modo di vedere, per Alex arriva proprio nella terza parte, dove viene apocalitticamente condotto dai suoi stessi passi sui luoghi che aveva già calpestato da carnefice, questa volta però nei panni della vittima (la famiglia, il mendicante ubriaco, i vecchi compagni, la casa dello stupro, Singin’ in the Rain, la Nona di Beethoven). È un percorso inesorabile, necessario: la violenza, rottura dell’ordine, deve essere ripagata affinché l’ordine medesimo sia ristabilito. Già Eraclito ne sapeva qualcosa.

1)       Interesse dell’argomento trattato: soggetto 7
2)       Originalità 10
3)       Profondità d’analisi della storia narrata e chiarezza 9
4)       Sceneggiatura 9
5)       Ritmo, equilibrio costruttivo, iteratività 10
6)       Montaggio e regia 10
7)       Fotografia 8
8)       Colonna sonora e effetti 10
9)       Attori: interpretazione 8
10)   Grado di apprezzamento collettivo 9
11)   Forza di coinvolgimento 8
12)   Capacità di suscitare emozioni e/o riflessioni 10
 

La pagina di Arancia meccanica su IMDb è disponibile al link http://www.imdb.com/title/tt0066921/

 

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