Shoah

Titolo: Shoah

Regista: Claude Lanzmann

Anno: 1985

Paese: Francia

Shoah

Shoah

-Devi andare avanti Ab. Devi.
-Non posso. È troppo orribile. Per favore.
-Dobbiamo farlo, lo sai.
-Non ci riesco.
-Devi farlo. Lo so che è molto duro. Lo so, e ti chiedo scusa.

Shoah è un documentario immenso, il più grande della storia del cinema, secondo le parole di Marcel Ophuls. Per essere conservativi, come è giusto, possiamo dire che si giochi il primato con Le chagrin et la pitié, proprio di Ophuls, che dunque esprimerebbe un giudizio modesto. Guarda caso, o forse no, sono entrambe opere che hanno modificato in profondità il modo di riflettere su due tra i temi più importanti della cultura europea del secondo Novecento, il variegato atteggiamento della popolazione (nel caso, francese) sotto l’occupazione tedesca/il regime collaborazionista (di Vichy) durante la Seconda guerra mondiale e il contemporaneo sterminio degli ebrei.

Shoah

Shoah

Shoah è un viaggio nella memoria, un viaggio della memoria. È un’indagine che vuole imprimere la testimonianza di coloro che hanno vissuto quella tragedia che nella nostra cultura è ormai assunta a simboleggiare il male e la sua banalità. Nessuna immagine di repertorio viene impiegata. Testimoni sono persone ma anche luoghi (come si può vedere nell’immagine a destra), affinché resti il ricordo del dramma dopo la morte dell’ultimo superstite, dopo che nuove betulle saranno cresciute a Auschwitz, nuovi carpini a Chelmno, nuovi larici a Treblinka.

Shoah

Shoah

Shoah si muove dunque alla ricerca della memoria, e ci offre le testimonianze allo stato liquido che precede l’interpretazione. Uno stato in potenza proteiforme, che però può essere composto in figure soltanto da ogni spettatore singolarmente. Questi non viene abbandonato da Lanzmann, che anzi lo mette nelle condizioni di leggere i materiali proposti fornendogli gli strumenti necessari. Al contempo, però, è lo spettatore medesimo a dover completare il film interpretando quello che vede, e la sua capacità di farlo sarà direttamente proporzionale al suo apprezzamento per un’opera unica, e viceversa. Un esempio di quanto detto. Nel piccolo villaggio di Chelmno, nei pressi del quale sono stati gasati circa 400 000 ebrei, Lanzmann dialoga con due anziani polacchi sotto il portico della loro casa. Che bella casa, da quanto abitate qui? Solo quindici anni? E prima dove stavate? E chi stava qui, prima? Sì, prima, prima della guerra?

Shoah

Shoah

Emerge molto, è vero, ma dobbiamo essere noi a coglierlo. D’altra parte Lanzmann non intende imporre nessun tipo di verità, e sceglie piuttosto il progressivo recupero della memoria, del tempo che non abbiamo il diritto di perdere. Un’altra mossa importante del regista, d’altra parte direttamente correlata a quanto detto finora, è quella di lasciare tempo allo spettatore durante la visione, tempo per riflettere. Di conseguenza il respiro ampio e la lunghezza considerevole (oltre nove ore) sono assolutamente funzionali a quello che l’opera vuole comunicare.

Shoah non si occupa di descrivere le modalità della distruzione degli ebrei europei, né di tracciarne la storia, nonostante siano presenti alcuni interventi assolutamente illuminanti dello storico Raul Hilberg. È, invece, un atto di memoria di enorme portata.

Shoah

Shoah

Inoltre, e non è poco, questo film segna uno spartiacque nella storia della relazione tra coscienza euroccidentale e memoria dell’inobliabile. Se il processo Eichmann (1961) aveva segnato un primo ritorno dei sopravvissuti, fino allora muti, alla parola (si pensi per esempio a Primo Levi), Shoah (1985) apre la strada in direzione di una memoria massificata, molto al di là delle intenzioni di Lanzmann. Quest’opera, insieme con il suo successo soprattutto in termini di risonanza (d’altronde non si può pretendere che siano molte le persone disposte a guardare un documentario di quasi dieci ore sullo sterminio degli ebrei), ha portato alla nascita di un vero e proprio genere cinematografico. A quest’ultimo va certamente attribuito il merito di essere riuscito a raggiungere un numero di persone molto più vasto di quanto avrebbe potuto fare la letteratura (è ovvio che un successo di cinema, diciamo a mo’ di esempio Schindler’s List, è visto da molta più gente di quanta legga il Diario di Anne Frank, Se questo è un uomo o La notte) e a maggior ragione lo studio, ma anche l’inevitabile effetto collaterale di aver contribuito ai parziali svuotamento di significato e banalizzazione ad usum populi della Shoah che oramai caratterizzano le cerimoniose giornate della memoria – nonostante resti un assertore della loro importanza.

Shoah

Shoah

Tra i momenti più forti di Shoah segnalo almeno la lunga conversazione con il barbiere di cui ho riportato uno stralcio in testa a questo articolo (nel fotogramma qui a destra), la descrizione del ghetto di Varsavia da parte di un corriere non ebreo del governo polacco in esilio (“Non c’era traccia di un mondo, laggiù, né di un’umanità…”) e il racconto dell’ultimo canto degli ebrei cechi nelle camere a gas di Birkenau (l’inno nazionale cecoslovacco e l’Ha’atikvà, molto significativamente), seguito dalle fondamentali riflessioni di un testimone sul significato della Resistenza nei lager.

Last, but not least, Shoah è un inno alla vita. Non nel senso molto esplicito e financo un po’ grottesco in cui lo è, sempre che lo sia, un film forse apprezzabile ma certamente molto lontano dalla perfezione come La vita è bella. Piuttosto, lo è nella misura in cui riesce a fare intravedere la speranza nel momento più buio, non semplicemente nella possibilità di superarlo. Come? Trattando dell’uomo.

1)       Interesse dell’argomento trattato: soggetto 10
2)       Originalità 9
3)       Profondità d’analisi della storia narrata e chiarezza 10
4)       Sceneggiatura 10
5)       Ritmo, equilibrio costruttivo, iteratività 9
6)       Montaggio e regia 7
7)       Fotografia 7
8)       Colonna sonora e effetti 8
9)       Attori: interpretazione /
10)   Grado di apprezzamento collettivo 10
11)   Forza di coinvolgimento 10
12)   Capacità di suscitare emozioni e/o riflessioni 10
 PS: Dopo aver visto Shoah mi sembra inevitabile dover provvedere a un solerte aggiornamento delle mie classifiche.

La pagina di Shoah su IMDb è disponibile al link http://www.imdb.com/title/tt0090015/

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in 1980-1989, Francia e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.