Vogliamo vivere! (To Be or not to Be)

Titolo: Vogliamo vivere!

Titolo originale: To Be or not to Be

Regista: Ernst Lubitsch

Principali attori: C. Lombard, J. Benny, R. Stack

Durata: 99 min.

Anno: 1942

Paese: USA

To Be or not to Be

To Be or not to Be

Agosto 1939, Varsavia. La compagnia teatrale di Joseph (Benny) e Maria Tura (Lombard) sta allestendo uno spettacolo satirico sulla Gestapo, ma tutto viene bloccato a poche ore dalla prima: il governo polacco non vuole stuzzicare gli irritabili vicini tedeschi, all’epoca, come noto, già di per sé poco propensi a uno spirito di fratellanza. Perciò i nostri devono ripiegare ancora una volta sul pezzo forte del gruppo, Amleto, particolarmente caro al vanesio Joseph Tura. Se non che, nel bel mezzo del più celebre monologo della storia del teatro occidentale, viene regolarmente lasciato di sasso da un soldatino tutto impomatato che se la svigna facendo alzare mezza platea con gran fracasso (per dirigersi, il villano, nel camerino della consorte dell’ignaro Joseph).

To Be or not to Be

To Be or not to Be

Va beh, lasciamo al “grande, grande attore Joseph Tura”  (che potete contemplare qui a destra nei panni del principe di Danimarca) i suoi maldipancia e ritorniamo alla decisione del governo polacco. La pensata non serve a un bel nulla (ma dai!), e le forze del Reich invadono la Polonia in quattro e quattr’otto. Obsoleta ormai qualsiasi censura, adesso la commedia può iniziare davvero. La finzione diviene realtà: i protagonisti sono gli stessi (non manca nemmeno il facsimile di Hitler! – un bel salto di qualità per chi è solito scavare fosse canticchiando alla faccia del buon vecchio Yorick, buffone del re), ma il palco diviene la resistenza all’invasore nella Varsavia occupata. E la posta in palio la pelle. To be or not to be. That is the question.

To Be or not to Be

To Be or not to Be

To Be or not to Be è non solo una deliziosa ed esilarante commedia, ma anche un’opera di teatro e metateatro, capace di dare forma a un impasto di vita e rappresentazione scenica piacevolmente inestricabile e decisamente succulento. L’esito è una teoria di matrioske, ciascuna con una maschera diversa, che è anche un po’ un gioco a chi la spara più grossa.

To Be or not to Be

To Be or not to Be

Sottigliezza, stile raffinato e totale assenza di pedanteria e pesantezza, il tutto coniugato con non infrequenti allusioni sessuali portate avanti con eleganza (d’altra parte non c’era scelta: siamo negli anni di massima applicazione del Codice Hays, molto restrittivo in termini di moralità – o presunta moralità – sul cinema di Hollywood). È, in una parola, quello che contemporanei e posteri hanno denominato Lubitsch touch. Un “tocco” davvero speciale, che fa sì che i film migliori del regista berlinese, tutti americani (Lubitsch piantò le tende in California già nel 1923), sfiorino il sottogenere della sophisticated comedy ma se ne distacchino anche significativamente. Lubitsch, insieme a molti altri “uomini di cinema” (tra i registi si possono citare Sternberg, Stroheim, Murnau, Sjostrom), scelse come patria elettiva gli Stati Uniti negli anni venti, anticipando l’imponente ondata di grandi del cinema mitteleuropeo che vi giungerà tra i primi mesi del 1933 e le Leggi di Norimberga (1935) o poco oltre.

To Be or not to Be

To Be or not to Be

PS: Certo che chi negli anni trenta e quaranta ha scelto i titoli italiani dei film di Lubitsch deve averci pensato ben bene, prima di riuscire a creare dei mostri di stazza simile. Però c’è riuscito alla grande. Chapeau. Se già Trouble in Paradise (1932) era divenuto per le platee nostrane l’astruso Mancia competente (non è uno scherzo, anche se capisco che possa averne tutta l’aria), qui gli anonimi titolatori non sono da meno, vertendo un titolo bello – e significativo per il film – nello scialbissimo Vogliamo vivere! (sì, non manca neppure il punto esclamativo). È veramente troppo perché non venga il sospetto che sia fatto a bella posta.

 
1)       Interesse dell’argomento trattato: soggetto 10
2)       Originalità 9
3)       Profondità d’analisi della storia narrata e chiarezza 8
4)       Sceneggiatura 9
5)       Ritmo, equilibrio costruttivo, iteratività 9
6)       Montaggio e regia 7
7)       Fotografia 7
8)       Colonna sonora e effetti 7
9)       Attori: interpretazione 8
10)   Grado di apprezzamento collettivo 9
11)   Forza di coinvolgimento 9
12)   Capacità di suscitare emozioni e/o riflessioni 9

La pagina di Vogliamo vivere! su IMBd è disponibile al link http://www.imdb.com/title/tt0035446/

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