Il settimo sigillo (Det sjunde inseglet)

Titolo: Il settimo sigillo

Titolo originale: Det sjunde inseglet

Regista: Ingmar Bergman

Principali attori: M. Von Sydow, G. Björnstrand, B. Ekerot, N. Poppe, B. Andersson, G. Lindblom

Durata: 96 min.

Anno: 1957

Paese: Svezia

Il settimo sigillo

Il settimo sigillo

Questa recensione non è una recensione. È una confessione. Perché? Perché non ho visto nessun altro film tante volte quante Il settimo sigillo, perché per anni è stato il mio film preferito (c’è stato persino un periodo in cui, ritualmente, lo guardavo a cadenza mensile, costringendo familiari e amici a sorbirselo e risorbirselo), e tuttora lo metto senza dubbio tra quelli che più mi sono cari.

Il settimo sigillo fu girato in poco più di un mesetto nel 1957, una delle annate migliori della storia del cinema se pensiamo che ha visto la creazione di pellicole come Orizzonti di gloria (Kubrick), Il posto delle fragole (ancora Bergman), Aparajito (Ray), La parola ai giurati (Lumet), Le notti di Cabiria (Fellini), Testimone d’accusa (Wilder), Un volto nella folla (Kazan), Trono di sangue (Kurosawa), Ascensore per il patibolo (Malle) e Il ponte sul fiume Kwai (Lean), tutti tra i migliori lavori dei rispettivi, celebri registi.

Il settimo sigillo

Il settimo sigillo

Con la sua fedele troupe di attori e collaboratori, Bergman ci offre un’opera con una quantità di spunti di riflessione pressoché inesauribile (il fatto di scoprirvi qualcosa di nuovo a ogni visione spiega, al di là dell’evidente presenza di un elemento patologico, il mio accanimento nel continuare a rivederlo), d’altra parte forte di una bella fotografia e un accompagnamento musicale straordinariamente appropriato (anche nei silenzi).

Il settimo sigillo

Il settimo sigillo

A eccezione della Morte, tutti i numerosi personaggi, inclusi quelli più rozzi o apparentemente marginali (come la “strega” e i suoi aguzzini, l’artista, i penitenti, la ragazza muta, il fabbro e sua moglie ecc.) esprimono modi differenti di relazionarsi alla (propria) esistenza, cioè alla vita e alla morte. In questo senso Il settimo sigillo è un film esistenzialista.

Il settimo sigillo, inoltre, propone un percorso ideale – non certo storico – nel Medioevo. Un percorso fatto di figure tipiche (il ritorno dalla crociata, gli scacchi, i saltimbanchi, la peste, la confessione, il rogo ecc.), che tuttavia non si superano e conservano à la Hegel, ma pongono sempre e nuovamente di fronte alla stessa, esistenziale domanda, verso la quale ogni tentativo di risposta è insufficiente. La Morte non ha segreti (parole sue).

Il settimo sigillo

Il settimo sigillo

Non esiste dunque alcuno svolgimento reale della situazione iniziale? No, se pensiamo al cavaliere, che nel finale conclude la sua partita; forse sì, se pensiamo ai saltimbanchi, sacra famiglia che sfugge la danza della Morte grazie alla speranza nell’insperabile, o fede che dir si voglia. Rimane il dubbio se questi ultimi abbiano vinto la terribile domanda perché non ne hanno cercato risposta, oppure l’abbiano soltanto momentaneamente elusa.

 
1)       Interesse dell’argomento trattato: soggetto 10
2)       Originalità 9
3)       Profondità d’analisi della storia narrata e chiarezza 8
4)       Sceneggiatura 9
5)       Ritmo, equilibrio costruttivo, iteratività 9
6)       Montaggio e regia 8
7)       Fotografia 9
8)       Colonna sonora e effetti 9
9)       Attori: interpretazione 8
10)   Grado di apprezzamento collettivo 10
11)   Forza di coinvolgimento 8
12)   Capacità di suscitare emozioni e/o riflessioni 9
 

La pagina di Il settimo sigillo su IMDb è disponibile al link http://www.imdb.com/title/tt0050976/combined

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