Furore (The Grapes of Wrath)

Titolo: Furore

Titolo originale: The Grapes of Wrath

Regista: John Ford

Principali attori: H. Fonda, J. Darwell, J. Carradine

Durata: 129 min.

Anno: 1940

Paese: USA

Furore

Furore

Nel 1939 John Steinbeck pubblicò la sua opera più celebre, Furore. L’anno seguente Hollywood ne sfornava già la versione su pellicola. La sceneggiatura non si discosta molto dal romanzo – al di là dei tagli, indispensabili per trasformare oltre 500 pagine in due ore di film – tranne nel finale, del tutto diverso: all’epoca un film che finisse proprio male e basta non era concepibile dai produttori dell’industria dei sogni. Rispetto all’opera di Steinbeck, nel film i personaggi sono appena appena imborghesiti, ma giusto quel tanto che basta per passare le fitte maglie del Codice Hays, che in Stati Uniti dettava legge quanto a “moralità”. E in ogni caso rimangono credibili come farmers analfabeti dell’Oklahoma.

Furore

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Furore racconta l’esodo della famiglia Joad, costretta come tante altre a lasciare le aride distese del Midwest e imboccare la Route 66, direzione California, all’occasione terra promessa di poveri e diseredati di mezzo continente. Una volta giunti sulla West Coast, però, non ci vuole molto ad accorgersi che i ruscelli stillanti latte e miele, se pure ci sono, sono fonti a cui ai miseri okies non viene consentito abbeverarsi.

Furore

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Il film si fa forte di un notevole equilibrio costruttivo. Furore, un po’ come l’Eneide, è distinto in una metà odissiaca (il ritorno di Tom Joad a casa, i preparativi frettolosi e il viaggio verso la California) e una metà iliadica (la “guerra” per trovare un lavoro e la sopravvivenza nelle tendopoli tra migliaia di altri nullatenenti). L’esodo mette fin da subito a rischio l’unità della famiglia; i primi a cadere sono gli anziani, più deboli soprattutto nella misura in cui sono più legati al luogo dove sono nati e hanno sempre abitato. Sopravvive chi è disposto a lasciarsi il passato alle spalle, rimozione indispensabile per procedere senza incespicare ma evidentemente ardua – come mette in luce la scena degli orecchini di Ma.

Furore

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Le due riuscitissime scene in cui, tramite flashback  (altro motivo odissiaco), viene rievocato l’esproprio della terra mostrano macchine agricole che, autentici mostri sferraglianti, divorano i campi dei contadini, non più indispensabili e quindi privati del lavoro. Un ruolo molto differente da quello che la macchina ricopre nel film sovietico La terra, diretto da A. Dovzenko un decennio prima (1930), in cui è compagna in grado di alleviare parte della fatica. La terra e Furore sono entrambi film artisticamente pregevoli; nel primo, però, l’arte è piegata alla celebrazione di una definita linea politica (sovietica), mentre nel secondo il potere politico (statunitense) subisce un attacco formidabile. E non sono casi isolati, bensì emblematici, che piaccia o meno.

Furore

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Quello che invece accomuna le due opere, ma in Furore è particolarmente esplicito, è il populismo. Questo, pur con notevoli differenze carattere trasversale della cultura degli anni tra le due guerre un po’ ovunque tra gli Urali e la California, comporta inevitabilmente una flebo di demagogia da far svenire un elefante. Le anonime, disumane banche già all’epoca erano il bersaglio di siffatto “socialismo degli imbecilli”, ma almeno con qualche motivo valido, a differenza di quanto accada con l’attuale ondata di risentito complottismo (in Italia, come noto, favorito da più di una forza politica).

Furore

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È questo il punto. Furore sferra una critica fortissima al sistema politico-economico-sociale in vigore negli Stati Uniti del tempo, e lo fa nel 1940 (l’anno prima il libro): cioè pochissimi anni dopo la Grande Depressione, ferita ancora apertissima (la crisi peraltro verrà definitivamente superata soltanto con l’ingresso degli States nella Seconda guerra mondiale). Inoltre, se pensiamo che nel 1940 gli Stati Uniti erano uno dei pochissimi bastioni democratici sul nostro pianeta, mentre mezza Europa era in balia della Germania nazista e l’altra mezza in procinto di cadervi, una critica tanto forte alle strutture profonde dell’American system non può che colpire.

 
1)       Interesse dell’argomento trattato: soggetto 9
2)       Originalità 8
3)       Profondità d’analisi della storia narrata e chiarezza 8
4)       Sceneggiatura 8
5)       Ritmo, equilibrio costruttivo, iteratività 8
6)       Montaggio e regia 8
7)       Fotografia 8
8)       Colonna sonora e effetti 6
9)       Attori: interpretazione 7
10)   Grado di apprezzamento collettivo 8
11)   Forza di coinvolgimento 9
12)   Capacità di suscitare emozioni e/o riflessioni 7

La pagina di Furore su IMDb è disponibile al link http://www.imdb.com/title/tt0032551/combined

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